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R-Regalo di Sara.
"Il regalo di Sara profuma di Mare ,come l'onda scavalca scivolante nel fondo" GRAZIE"
BUONE ONDE anche a te a presto sara
la voce del mare...
essendo nata e vivendo al mare.... lo adoro , soprattutto d'inverno !!!! non potevo non dedicare una pagina della mia nuvola a questo splendido "amico" presentissimo nella mia vita di tutti i giorni.... ringrazio KRI che mi ha fornito molte parole per farvi sentire la voce del mio mare !!!
L'ETERNITÀ È stata ritrovata! - Cosa? - l'Eternità. È il mare unito Al sole.
(Arthur Rimbaud, 1892)
L'UOMO E IL MARE Uomo libero, tu amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima Nello svolgersi infinito della sua onda, E il tuo spirito non è un abisso meno amaro. Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine; L'accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore Si distrae a volte dal suo battito Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia. Siete entrambi tenebrosi e discreti: Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi, O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti! E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli Vi combattete senza pietà né rimorsi, Talmente amate la carneficina e la morte, O eterni rivali, o fratelli implacabili!
(Charles Baudelaire, 1857)
IL MARE Sorride da lontano. Denti di spuma, Labbra di cielo.
Federico Garcìa Lorca, 1920
Che puro gioco di lampi sottili consuma ogni diamante d'impalpabile schiuma, e quanta pace che sia nata sembra; quando sopra l'abisso un sole posa, opere schiette d'una causa eterna, scintilla il tempo e il sogno è conoscenza.
Paul Valéry, 1923
"...e un'aura dolce movendo quei fiori e gli odori veniva giù dal mare; nel mar quattro candide vele andavano andavano cullandosi lente nel sole, che mare e terra e cielo sfolgorante circonfondeva. ...."
Giosué Carducci, 1877
una domenica mattina del 1936, a Le Mourillon, nei pressi di Tolone, passeggiai nel Mediterraneo guardando attraverso gli occhiali subacquei di Fernez. Ero un artigliere della Marina da guerra, un buon nuotatore interessato solo a migliorare il mio stile nel crawl. Il mare non era che un ostacolo salato che mi bruciava gli occhi. Fui stupito dallo spettacolo che mi si offerse agli occhi nelle acque di Le Mourillon: rocce coperte di foreste verdi, brune e argentee di alghe e pesci, mai visti prima, che nuotavano nell'acqua cristallina. Alzando il capo per respirare, scorsi un filobus, della gente, i pali della luce elettrica. Immersi nuovamente la testa e la civiltà era di nuovo completamente scomparsa. Mi trovavo in una giungla che non era mai stata vista da quelli che navigavano sul suo tetto opaco.
Talvolta, anche se di rado, si ha la fortuna di accorgersi che nella nostra vita è subentrato un cambiamento, si abbandona la via vecchia, s'imbocca la nuova e si prosegue dritti per la nuova rotta. Mi accadde una cosa simile a Le Mourillon, quel giorno d'estate in cui i miei occhi si aprirono sul mare.
Jacques Yves Cousteau, 1936
"....Ondeggia, Oceano nella tua cupa e azzurra immensità A migliaia le navi ti percorrono invano; L'uomo traccia sulla terra i confini, apportatori di sventure, Ma il suo potere ha termine sulle coste, Sulla distesa marina I naufragi sono tutti opera tua, è l'uomo da te vinto, Simile ad una goccia di pioggia, S'inabissa con un gorgoglio lamentoso, Senza tomba, senza bara, senza rintocco funebre, ignoto. Sui tuoi lidi sorsero imperi, contesi da tutti a te solo indifferenti Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma, Cartagine? Bagnavi le loro terre quando erano libere e potenti. Poi vennero parecchi tiranni stranieri, La loro rovina ridusse i regni in deserti; Non così avvenne, per te, immortale e mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde; Il tempo non lascia traccia sulla tua fronte azzurra. Come ti ha visto l'alba della Creazione, così continui a essere mosso dal vento. E io ti ho amato, Oceano, e la gioia dei miei svaghi giovanili, era di farmi trasportare dalle onde come la tua schiuma; fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti, una vera delizia per me. E se il mare freddo faceva paura agli altri, a me dava gioia, Perché ero come un figlio suo, E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine, E giuravo sul suo nome, come ora....."
George Byron, 1812
Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico.
Giovanni Verga, 1881
Camminavo sulla sabbia. Bassa marea. E giù, oltre, la curva, scrissi un verso sulla sabbia. E in quel verso scrissi quel che la mia mente pensava e ciò che la mia anima desiderava. E quando la marea fu alta, ritornai, ancora, su quel lido, e di ciò che avevo scritto nulla trovai. trovai solo i segni del bastone di uno che aveva lì camminato da cieco Gibran Kahlil Gibran
MARINA L'oceano sonoro Palpita sotto l'occhio Della luna in lutto E palpita ancora, Mentre un lampo Vivido e sinistro Fende il cielo di bistro D'un lungo zigzag luminoso, E che ogni onda In salti convulsi Lungo tutta la scogliera Va, si ritira, brilla e risuona. E nel firmamento, Dove erra l'uragano, Ruggisce il tuono Formidabilmente.
Paul Verlaine, 1866
Voi amate il mare, capitano?
- Si! l'amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre; il suo respiro è puro e sano; è l'immenso deserto in cui l'uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è altro che il veicolo di un'esistenza straordinaria e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l'infinito vivente, come ha detto uno dei vostri poeti. Infatti, signor professore, la natura vi si manifesta con i suoi tre regni: minerale, vegetale, animale. Quest'ultimo vi è largamente rappresentato da quattro gruppi di zoofiti, da tre classi di articolati, da cinque classi di molluschi, da tre di vertebrati, dai mammiferi, dai rettili e dalle innumerevoli legioni di pesci, che contano oltre tredicimila specie, di cui un decimo soltanto appartiene all'acqua dolce. Il mare è il grande serbatoio della natura, è dal mare che il globo è, per così dire, incominciato, e chissà che non finisca in lui. Ivi è la calma suprema. Il mare non appartiene ai despoti. Alla sua superficie essi possono ancora esercitare diritti iniqui e battersi, divorarsi, recarvi tutti gli orrori della terra; ma trenta piedi sotto il suo livello, il loro potere cessa, la loro influenza si estingue, tutta la loro potenza svanisce! Ah! signore, vivete, vivete nel seno del mare! Qui soltanto è indipendenza, qui non riconosco padroni, qui sono libero!
Jules Verne, 1870
Il mondo sottomarino, Foreste al fondo del mare, i rami, le foglie, Ulve, ampi licheni, strani fiori e sementi, folte macchie, radure, prati rosa, Variegati colori, pallido grigio verde, porpora, bianco e oro, la luce vi scherza fendendo le acque Esseri muti nuotan laggiù tra le rocce, il corallo, il glutine, l'erba, i giunchi, e l'alimento dei nuotatori Esseri torpidi brucan fluttuando laggiù, o arrancano lenti sul fondo, Il capodoglio affiora a emetter lo sbuffo d'aria e vapore, o scherza con la sua coda, Lo squalo dall'occhio di piombo, il tricheco, la testuggine, il peloso leopardo marino, la razza, E passioni, guerre, inseguimenti, tribù, affondare lo sguardo in quei fondi marini, respirando quell'aria così densa che tanti respirano, Il cambiamento, volgendo lo sguardo qui o all'aria sottile respirata da esseri che al pari di noi su questa sfera camminano, Il cambiamento più oltre, dal nostro mondo passando a quello di esseri che in altre sfere camminano.
Walt Whitman, 1855
Se la mia barca sprofondò nel mare, Se incontrò le tempeste, Se ad isole incantate Drizzò docili vele,
Quale mistico ormeggio Quest'oggi la trattiene, Ora cerca il mio sguardo Vagando sulla baia.
Emily Dickinson
IL MARE Lo scafo consunto e verdiccio della vecchia feluca riposa sul lido... sembra la vela mozzata che sogni ancora nel sole e nel mare. Il mare ribolle e canta... Il mare è un sogno sonoro sotto il sole d'aprile. Il mare ribolle e ride con le onde turchine e spume di latte e argento, il mare ribolle e ride sotto il cielo turchino. Il mare lattescente, il mare rutilante, che risa azzurre ride sulle sue cetre d'argento... Ribolle e ride il mare!... L'aria pare che dorma incantata nella fulgida nebbia del sole bianchiccio. Palpita il gabbiano nell'aria assopita , e al tardo sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole.
Antonio Machado, 1917
IL PESCATORE L'acqua frusciava, l'acqua cresceva, un pescatore stava sulla riva, tranquillo, intento solo alla sua lenza, ed era tutto freddo, anche nel cuore. E mentre siede e ascolta, si apre la corrente: dall'acqua smossa affiora una donna grondante. A lui essa cantava, a lui parlava: "Perchè tu attiri con astuzia umana, con umana malizia, la mia specie su alla luce che la ucciderà? Ah, se sapessi come son felici i miei piccoli pesci là sul fondo, anche tu scenderesti, come sei, e solo là ti sentiresti sano. Non si ristora forse il dolce sole nel mare, e così anche la luna? Il loro volto, respirando l'onda, non risale più bello? Non ti alletta il cielo profondo, l'azzurro che nell'acqua trascolora? E il tuo volto stesso non ti chiama quaggiù, nell'immutabile rugiada?". L'acqua frusciava l'acqua cresceva, e a lui lambiva il piede. Il cuore si gonfiò di nostalgia, come al saluto della sua amata. A lui essa cantava, a lui parlava, e per lui fu finita: un pò lei lo attirava, un pò lui scese, e non fu più veduto.
Johann Wolfgang von Goethe, 1780
La meravigliosa tinta turchese del cuore dell'oceano, la sua splendida vita virile, la sua forza, i suoi poderosi movimenti, i suoi disegni argentei, la superficie appannata quando era agitato non dicevano nulla allo stupido squalo. Non vedeva, mentre nuotava, la meravigliosa tinta del mare di notte, le sue comete e le sue costellazioni simili a brillanti fosforescenze. A quel cacciatore assetato di sangue importava ben poco che l'oceano fosse un reame delle cose belle, che ogni goccia cristallina fosse piena di vita e di innumerevoli forme bellissime. Non notò gli splendori delle gigantesche meduse i cui tentacoli lo avvolgevano come un ricamo vivo in una nube di colori, lavanda, blu e rosa, tutto sfuggiva a lui, la fame personificata, che era incapace di sentire o di desiderare qualcosa che non fosse del cibo.
Charles Frederick Holder, 1908
Quasi fosse troppo grande e troppo potente per le virtù comuni, l'oceano ignora compassione, fede, legge, memoria. La sua incostanza può essere mantenuta conforme ai propositi umani solo con una risolutezza indomita, e con una vigilanza insonne, armata, gelosa, in cui, forse, c'è sempre stato più odio che amore. Odi et amo può ben essere la professione di fede di coloro i quali coscientemente o ciecamente hanno consegnato la propria esistenza al fascino del mare. Tutte le passioni tempestose dell'umanità quando era giovane, l'amore della rapina e l'amore della gloria, l'amore dell'avventura e l'amore del pericolo, insieme con il grande amore dell'ignoto e i vasti sogni di dominio e di potenza, sono passati come immagini riflesse in uno specchio, senza lasciare alcun segno sulla faccia misteriosa del mare. Impenetrabile e senza cuore, il mare non ha dato nulla di se stesso a coloro che ne hanno corteggiato i precari favori. Diversamente dalla terra, non si può soggiogarlo a nessun prezzo di pazienza e di fatica. Benché siano tanti coloro che il suo fascino ha adescato e condotto a una morte violenta, la sua immensità non è mai stata amata come sono state amate le montagne, le pianure, persino il deserto.
Joseph Conrad, 1905
Le stelle spuntarono innumerevoli nella notte chiara e riempirono tutta la volta del cielo. Scintillarono come cose vive sul mare e avvolsero tutt'intorno nella sua corsa la nave, più penetranti degli occhi fissi di una folla attenta ed imperscrutabile come sguardi umani.
La traversata era cominciata e la nave, come un frammento staccato dalla terra, correva solitaria e rapida come un piccolo pianeta. Intorno ad essa gli abissi del cielo e del mare si univano in una irraggiungibile barriera. Una grande solitudine sembrava avanzare tutt'intorno con la nave, sempre mutevole e sempre eguale ed eternamente monotona ed imponente. Di tanto in tanto un'altra vela bianca errante carica di vite umane appariva lontano e spariva diretta verso il suo destino. Il sole dardeggiava la nave coi suoi raggi tutto il giorno e ogni mattina riapriva su di essa il rotondo occhio ardente pieno di curiosità insoddisfatta. Essa aveva il suo destino, viveva della vita di quegli esseri che si muovevano sopra i suoi ponti e come la terra che l'aveva confidata al mare trasportava un intollerabile carico di speranze e di rimpianti. Nel suo seno vivevano la verità timida e la menzogna audace; e come la terra essa era inconscia, bella a vedere e condannata dagli uomini ad un ignobile fato. L'augusta solitudine del suo cammino conferiva dignità al meschino scopo del suo pellegrinaggio. Essa filava schiumeggiando verso il sud come guidata dal coraggio di un'alta impresa. La ridente immensità del mare rimpiccoliva la misura del tempo. I giorni volavano uno dietro l'altro rapidi e luminosi come il guizzare di un faro, le notti brevi e piene di avvenimenti parevano fuggevoli sogni. Gli uomini se ne stavano raggomitolati ai loro posti ed ogni mezz'ora la campana di bordo regolava la loro vita di incessante lavoro. Notte e giorno la testa e le spalle d'un marinaio si profilavano in alto a poppa contro il sole o il cielo stellato immobili sopra la mobile ruota del timone. Le facce cambiavano succedendosi l'una dopo l'altra; facce giovani, barbute, torve, serene o corrucciate; ma tutte fatte rassomiglianti dal mare che affratella, tutte con la stessa espressione attenta degli occhi fissi a scrutare la bussola o le vele.
Joseph Conrad, 1898
BUONA FORTUNA, VECCHIO "Buona fortuna" disse il vecchio. Adattò gli stroppi dei remi agli scalmi e sporgendosi avanti a spingere le pale nell'acqua, incominciò a remare al buio per uscire dal porto. Vi erano altre barche che prendevano il mare da altre spiagge e il vecchio udiva i tuffi e i colpi di remo pur non vedendoli ora che la luna era sotto le colline.
A volte, in una barca, qualcuno parlava. Ma quasi tutte le barche erano silenziose eccettuato il tuffo dei remi. Si allontanarono le une dalle altre appena uscite dall'imboccatura del porto e ciascuna si avviò in quella parte di oceano in cui sperava di trovare pesci. Il vecchio intendeva dirigersi al largo e si lasciò l'odor della terra alle spalle e remò nel fresco odor dell'oceano del primo mattino. Vide la fosforescenza delle alghe del Golfo nell'acqua mentre remava in quella parte dell'oceano che i pescatori chiamavano il gran pozzo perché vi era un salto improvviso di più di mille metri in cui si adunavano pesci di ogni genere a causa del mulinello creato dalla corrente contro le pareti ripide del fondo dell'oceano. Si concentravano qui gamberetti e pesci da esca e a volte frotte di calamari nelle buche più profonde, che la notte salivano alla superficie a far da nutrimento a tutti i pesci che passavano.
Nell'oscurità il vecchio sentì giungere il mattino e mentre remava udì il suono tremolante dei pesci volanti che uscivano dall'acqua e il sibilo fatto dalle rigide ali tese mentre si allontanavano librate nel buio. I pesci volanti gli piacevano molto ed erano i suoi migliori amici, sull'oceano. Pensò con dolore agli uccelli, specialmente alle piccole, delicate sterne nere, che volavano sempre in cerca di qualcosa senza quasi mai trovar nulla e pensò: "La vita degli uccelli è più dura della nostra, tranne per gli uccelli da preda, pesanti e forti. Perché sono stati creati uccelli delicati e fini come queste rondini di mare se l'oceano può essere tanto crudele? Ha molta dolcezza e molta bellezza. Ma può diventare tanto crudele e avviene così d'improvviso e questi uccelli che volano, tuffandosi per la caccia, con quelle vocette tristi, sono troppo delicati per il mare".
Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l'amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna. Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvage era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.
Ernest Hemingway, 1952
Grazie a Francesca... e' nata anche la seconda pagina della voce del mare :o)
Tronco portato dalla mareggiata - Liguria
Autore: Massimiliano Margarone
"...Per sempre me ne andrò per questi lidi, Tra la sabbia e la schiuma del mare. L'alta marea cancellerà le mie impronte, E il vento disperderà la schiuma. Ma il mare e la spiaggia dureranno In eterno. "
(Gibran Kahlil Gibran, 1926)
«La vita si ascolta, così come si ascolta il mare..Le onde montano, crescono, cambiano le cose. Poi, tutto torna come prima ma non è più la stessa cosa.»
A. Baricco
«Il mare spesso parla con parole lontane, dice cose che nessuno sa. Soltanto quelli che conoscono l’amore possono apprendere la lezione delle onde, che hanno il movimento del cuore».
Romano Battaglia (da 'Una rosa dal mare')
Deve esserci qualcosa di stranamente sacro nel sale. Lo ritroviamo nelle nostre lacrime e nel mare. K.H. Gibran
Per sempre me ne andrò per questi lidi, tra la sabbia e la schiuma del mare.
L'alta marea cancellerà le mie impronte, e il vento disperderà la schiuma.
Ma il mare e la spiaggia dureranno in eterno.
K.H. Gibran
Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per far loro raccogliere il legno, per distribuire i compiti e suddividere il lavoro, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio ed inifinito.
Saint-Exupery
Antico, sono ubriacato dalla voce ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono come verdi campane e si ributtano indietro e si disciolgono. La casa delle mie estati lontane, t'era accanto, lo sai, là nel paese dove il sole cuoce e annuvolano l'aria le zanzare. Come allora oggi in tua presenza impietro, mare, ma non più degno mi credo del solenne ammonimento del tuo respiro. Tu m'hai detto primo che il piccino fermento del mio cuore non era che un momento del tuo; che mi era in fondo la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso e insieme fisso: e svuotarmi così d'ogni lordura come tu fai che sbatti sulle sponde tra sugheri alghe asterie le inutili macerie del tuo abisso.
Eugenio Montale
"Un porto è un luogo affascinante per... quelli che partono e quelli che ritornano, che hanno la forza di volere, il desiderio di viaggiare e di arricchirsi..."
Charles Baudelaire
Sei proprio come questo mare: immenso ed arcano, che sempre lo senti dire un suo misterioso profondo, che capisci, ma non sai ridirtelo a te stesso con parole comprensibili e determinate; questo mare che ora è calmo ed a stento lo odi ora ansare sulla riva e sembra che sogni, e dopo poche ore è tutto tribulato ed ansimante e appassionato, e non sai il perchè ...ma calmo o agitato, silenzioso o irato, il mare ha ogni giorno ed ogni istante un minimo comun denominatore, un significato base unico ed inesorabile, che è la sua grandezza: il senso travolgente di una immane aspirazione all'infinito, al mistero infinito."
Luigi Giussani, Varigotti, 24 settembre 1946 da "lettere di fede e di amicizia"
È delizioso restare immersi in questa specie di luce liquida che fa di noi degli esseri diversi e sospesi...
Paul Claudel (1910)
Time Unfathoamble Sea! whose waves are years, Ocean of Time, whose waters of deep woe Are brackish with the salt of human tears! Thou shoreless flood, which in thy ebb and flow Claspest the limits of mortality, And sick of prey, yet howling on for more, Vomitest thy wrecks on its inhospitable shore; Treacherous in calm, and terrible in storm, Who shall put forth on thee, Unfathomable Sea?
PERCY BYSSHE SHELLEY Tempo Mare insondabile! le cui onde sono anni, Oceano del tempo, le cui acque di profonda pena sono salmastre per il sale delle lacrime degli umani. Tu diluvio inarginabile, che nel tuo flusso e riflusso cingi i limiti di cio' che e' mortale e nauseato di prede eppure gridi per una ancora e vomiti i tuoi relitti sulla sponda inospitale, infido nella bonaccia, e terribile nella tempesta chi mettera' gemme su di te Mare insondabile?
Trad. G Conte
Onde dorate, e l'onde eran capelli, navicela d'avorio un dì fendea; una man pur d'avorio la reggea per quaasi errori preziosi e quelli;
E mentre i flutti tremolanti e belli con drittissimo solco dividea, l'or de le rotte fila Amor cogliea, per formarne catene a' suoi ribelli.
Per l'aureo mar, che rincrespando apria il procelloso suo biondo tesoro, agitato il mio core a morte gìa.
Ricco naufragio, in cui sommerso i' moro, poich'almen fur ne la tempesta mia di diamante lo scoglio e 'l golfo d'oro.
GIAMBATTISTA MARINO
IL MARE E LO SCOGLIO
E si agita e ribolle, sferza, fischia e rugge, vuole alzarsi fino alle stelle, Fino alle altezze incrollabili... E' forse l'Ade? Una forza infernale sotto la ribollente caldaia ha forse acceso il fuoco della geenna, e ha stravolto l'abisso rovesciandolo dal profondo?
All'urto delle onde infuriate, incessantemente la massa del mare con mugghiare, fischi, sibili e urla batte contro lo scoglio della riva. Ma, pacifico e altero, non scosso dai capricci delle onde, immobile, immutabile, contemporaneo alla creazione del mondo, tu stai nostro gigante!
E irritate dalla battaglia come ad un assalto fatale, di nuovo urlando si gettano le onde contro il tuo enorme massiccio. Ma contro la pietra immutabile s'è affranto l'assalto tempestoso; Sprizza l'onda sconfitta e si scioglie in sporca schiuma senza forza il suo impeto...
E tu stai fermo, possente scoglio! Attendi solo un'ora, poi un'altra, E si stancherà l'onda rimbombante di combattere contro il tuo tallone... Stanca del malvagio sollazzo, di nuovo divenuta umile, senza urla, senza più lotta sotto il tuo tallone di gigante di nuovo l'onda si placherà... (F. Tjutcev)
" E si levò in quel punto la tempesta, furiosa, prepotente; percossi dalle sue ali ci spinse lungamente nel sud..." (dalla Ballata del Vecchio Marinaio, di Coleridge)
TRAMONTO
Guardo il tramonto sereno verso il mare vorrei unirmi al sole e scomparire anch'io oltre quel mare per rinascere radiosa con l'Aurora.
Evelina Garau
Solitudine
"Di te stesso sei colmo, e tuttavia, quanto di te stesso sei privo, solo, e lontano, sempre da te stesso!
Aperto in mille ferite, ogni istante, come la fronte, van le tue onde, come i pensieri, vengono, vanno e vengono, baciandosi, fuggendo, in un eterno conoscersi, mare, e dimenticarsi.
Sei tu, e tu non lo sai, batte il tuo cuore in te, senza saperlo..... Che colmo di solitudine, mare!"
[Juan Ramon Jimenez]
IN RIVA AL MARE
Tirreno, anche il mio petto è un mar profondo E di tempeste, o grande, a te non cede: l'anima mia rugge ne' flutti, e a tondo Suoi brevi lidi e il piccol cielo fiede.
Tra le sucide schiume anche dal fondo stride la rena: e qua e là si vede qualche cetaceo stupido ed immondo boccheggiar ritto dietro immonde prede.
La ragion de le due vedette algenti contempla e addita e conta ad una ad una onde e belve ed arene in van furenti:
Come su questa solitaria duna L'ire tue negre a gli autunnali venti Inutil lampa illumina la luna. (G.Carducci)
MARE M'affaccio alla finestra e vedo il mare: vedo le stelle passare, onde passare: un guizzo chiama, un palpito risponde. Ecco sospira l'acqua, alita il vento: sul mare è apparso un bel ponte d'argento. Ponte gettato sui laghi sereni, per chi dunque sei fatto e dove meni? (G.Pascoli)
I ricordi, un inutile infinito, Ma soli e uniti contro il mare, intatto In mezzo a rantoli infiniti...
Il mare, Voce d'una grandezza libera, Ma innocenza nemica nei ricordi, Rapido a cancellare le orme dolci D'un pensiero fedele...
Il mare, le sue blandizie accidiose Quanto feroci e quanto, quanto attese, E nella loro agonia, Presente sempre, rinnovata sempre, Nel vigile pensiero l'agonia...
I ricordi, Il riversarsi vano di sabbia che si muove Senza pesare sulla sabbia, Echi brevi protratti, Senza voci echi degli addii A minuti che parvero felici...
(Ungaretti, I ricordi)
Nostalgia del mare "Quanto dolore, bellezza! L'odio accende fuochi di passione sui fuochi lontani - fari, grandi fiori rossi -, delle coste del mare; grida all'erta di fiamma bianca e verde, sulle grida di fiamme dei sogni, che, come nei sogni, non si sa, in verità, se furono... ...E sono quelli ancor mal desti - che brutta espressione, che freddo! - contro quelli ancor mal addormentati - che brivido, che espressione ancor più brutta! - E la morte si unisce con la vita
inaspettatamente, qua e là, come in bagliori di cento colori tragici ed acuti; si unisce con il sogno, che preferisce morire anzichè svegliarsi, ...si unisce con il sogno. Comincia a far giorno - rosso e bianco -. Coste che fumano, nel primo sole, per quelli che vivono ancora!" Juan Ramòn Jimènez
mediterraneo
Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine; scheggia fuori dal tempo, testimone di un avolontà fredda che non passa. Altro fui:uomo intento che riguarda in sè, in altrui, il bollore della vita fugace-uomo che tarda all'atto, che nessuno, poi, distrugge. Volli cercare il male che tarla il mondo,la piccola stortura d'una leva che arresta l'ordegno universale; e tutti vidi gli eventi del minuto come pronti a disgiungersi in un crollo. Seguìto il solco di un sentiero m'ebbi l'opposto in cuore, col suo invito; e forse m'occorrevail coltello che recide, la mente che decide e si determina. Altri libri occorrevano a me, non la tua pagina rombante. Ma nulla so rimpiangere: tu sciogli ancora i groppi interni col tuo canto. IL tuo delirio sale agli astri ormai.
[Montale]
Orizzonte
Mare anteriore a noi, le tue paure avevano corallo e spiagge e alberete. Sbendate la notte e la caligine, le tormente ppassate e il mistero, si apriva in fiore la Lontananza, e il Sud siderale splendeva sulle navi dell'iniziazione.
Linea severa della riva remota: quando la nave si approssima, s'alza la costa in alberi ove la LOntananza nulla aveva; più vicino, s'apre la terra in suoni e colori: e, allo sbarco, ci sono uccelli, fiori, ove era solo, di lontano, l'astratta linea.
Il sogno è vedere le forme invisibili della distanza imprecisa, e, con sensibili movimenti della speranza e della volontà, cercare sulla linea fredda dell'orizzonte l'albero, la spiaggia, il fiore, l'uccello, la fonte: i baci meritati della Verità.
Fernando Pessoa
From Lord Jim - J. Conrad"
"Si..è strana e terribile questa esperienza.L'uomo cade nel sogno della vita al pari di uno che cade in mare:se cerca di tirarsene fuori,come gli inesperti natanti si provano a fare,annega...No! Vi dico io come fare! Bisogna sottomettersi all'elemento distruttivo,e con l'aiuto di mani e piedi far si che sia il profondo oceano a tenerci a galla.(..) Questa è la via.Seguire il sogno,e ancora, e sempre-usque ad finem..."
Reti dei pescatori - Liguria
Autore: Matilde Rossocci
...Vedere il mondo in un granello di sabbia e il cielo in un fiore di campo ..Tenere l'infinito nel palmo della mano e l'eternità in un ora.
-William Blacke
Il più bello dei mari
Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.
-Nazim Hikmet
"..Sii come le onde del mare... che pur infrangendosi contro gli scogli, trovano la forza per ricominciare..."
quando sento il suo corpo di creta bianca e mobile tendersi a palpitare presso il mio, è come una marea, quando lei è al mio fianco.
Disteso davanti ai mari del Sud ho visto arrotolarsi le acque ed espandersi incontenibilmente fatalmente
nelle mattine e nei tramonti.
Acqua delle risacche sulle vecchie orme, sulle vecchie tracce, sulle vecchie cose, acqua delle risacche che dalle stelle s'apre come una rosa immensa, acqua che va avanzando sulle spiagge come una mano ardita sotto una veste, acqua che s'inoltra in mezzo alle scogliere, acqua che s'infrange sulle rocce, e come gli assassini silenziosa, acqua implacabile come i vendicatori acqua delle notti sinistre sotto i moli come una vena spezzata, o come il cuore del mare in una irradiazione tremante e mostruosa.
E' qualcosa che dentro mi trasporta e mi cresce immensamente vicino, quando lei è al mio fianco, è come una marea che s'infrange nei suoi occhi e che bacia la sua bocca, i suoi seni, le mani.
Tenerezza di dolore e dolore d'impossibile, ala dei terribili che si muove nella notte della mia carne e della sua come un'acuminata forza di frecce nel cielo.
Qualcosa d'immensa fuga, che non se ne va, che graffia dentro, qualcosa che nelle parole scava pozzi tremendi, qualcosa che, contro tutto s'infrange, contro tutto, come i prigionieri contro le celle!
Lei, scolpita nel cuore della notte, dall'inquietudine dei miei occhi allucinati: lei, incisa nei legni del bosco dai coltelli delle mie mani, lei, il suo piacere unito al mio, lei, gli occhi suoi neri, lei, il suo cuore, farfalla insanguinata che con le due antenne d'istinto m'ha toccato!
Non sta in questo stretto altopiano della mia vita! E' come un vento scatenato!
Se le mie parole trapassano appena come aghi dovrebbero straziare come spade o come aratri!
E' come una marea che mi trascina e mi piega, è come una marea, quando lei è al mio fianco!
Pablo Neruda
"onda marea di acqua salsa, nel verde cupo dell'alga da recessi profondi inarcata. e il chiarore di pistia, in riflessi cangianti di chiarioscuri verdestridenti sfilaccia la membrana, opaca alla realtà, che fragile trasformava il vissuto in racconto. La rete solleva da sedimenti stagnanti esperienze lontane vissute con suono di oggi: foglia trafitta di luce, acqua che scorre vecchi racconti e il gelato scagliato sul'infanzia ghiacciata. Ma è il dolce del croccante frantumato che traluce!, riflesso dal fondo del canale. è onda marea di acqua verde." F.
Ho sempre passeggiato sulla riva del mare raccogliendo conchiglie, stecchi, oggetti abbandonati.
Mi è sembrato di vedere in quelle cose, depositate dalle onde, l'intera umanità con i suoi dolori e le sue gioie.
Il segreto che permette all'uomo di non invecchiare è quello di rimanere semplice e avere la capacità
di scoprire un mondo anche in un granello di sabbia.
Non c'è niente di troppo piccolo per un essere piccolissimo qual è l'uomo.
Camminando lentamente dove le onde lambiscono la rena,
ci addentriamo in riflessioni, pensieri e passo dopo passo, possiamo ritrovare la calma perduta, la serenità e
soprattutto noi stessi.
("Sulla riva dei nostri pensieri" - Romano Battaglia)
E’ una spiaggia,
è la mia vita,
sto camminando nella sabbia,
guardo gli scogli,
sono le difficoltà che ho incontrato,
non mi hanno mai fatto paura,
non li voglio evitare…..
Devo passarci sopra,
devo sentire che mi feriscono,
ma anche che non mi possono fermare.
Le ferite mettono tempo…..
Qualcuna rimane….
Ma continuo il cammino,
trovo la sabbia fina,
e lì anche il sollievo per il mio dolore….
Mi piace vivere,
ho altri scogli da oltrepassare,
lo farò senza timore,
fino all’ultimo che mi fermerà.
Mi dovrà ferire profondamente
Per non farmi rialzare….
Prenderà la mia forza,la mia dolcezza
e chi ci camminerà dopo di me si ferirà un po’ meno
E nei miei sogni questo scoglio assumerà
un colore diverso…
.MURIEL
Dedicata al mare
Il mare era agitato ,turbolento..
Uno scienziato sciolse nel vento
quintali di sonnifero potente...
Il vento lo porto' per tutto il mare
dall'oriente fino all'occidente:...
Lo fece addormentare...
(Holly Hobbie- spedita da bianca)
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