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R - Mare da raccontare
e fuori un mare tutto fresco di colore.

Mare da raccontare  
CAGLIARI 28 NOVEMBRE 2000

IO SONO ANTONIO CIANI E QUESTA E MIA SORELLA CHE SI CHIAMA CAMILLA

E A VOLTE GIOCHIAMO ASSIEME A MOSCA CIECA. IO E CAMILLA SIAMO ANDATI A BOSA E SIAMO ANDATI AL MARE E ANTONIO SI E AMMALATO. E SIAMO ANDATI IN UNA FATTORIA E ABBIAMO VISTO I MAIALI, I CAVALLI, I PORCELLINI E LE PECORELLE. E SIAMO ANDATI NELLE
ROCCIE E ABBIAMO PESCATO I PESCI. I PESCI ERANO TUTTI DI DIVERSO COLORE, ED ERANO TUTTI VIVI.

Il giorno in cui lo scoprii non potei fare a meno di sentirmi riempire di una sensazione che continuo ad inseguire e che non si deve spiegare.
Percorrevamo la strada scavata tra le rocce. Un lungo rettilineo precedeva una curva a destra, una a sinistra una salita nei massi granitici, l'odore di mirto, cisto e lavanda. Ero seduto nel sedile posteriore, in silenzio. L'auto camminava con lentezza, fu alla fine del pendio che i miei occhi si tuffarono in un azzurro, ma che non era solo, c'era il blue, il giallo, il verde, il rosso, la trasparenza del pulito. Il vento soffiava leggero su quella distesa illuminata dal sole. Poteva essere la fine di una strada, ma per me è stato l'inizio di ciò che volevo inseguire. Il Mare. Piango o mi viene ancora da farlo anche se non scendono lacrime quando mi accorgo di lui.
Ringrazio Signor Mario, il padre di Paoletto, è stato lui a volerci portare in gita. Pensare che il bagno nell'acqua salata lo facevo tutte le estati da anni, ma mai avevo capito dove fossi e cosa provavo. Lo scoprii e me ne innamorai, pensando che fosse lui a decidere la mia strada. Oggi sento il bisogno di raccontarlo, ma non riesco a dimenticare quel giorno.
All'inizio mi bastava immergermi nel suo liquido, sentire il vento che mi accarezzava, vedere la sabbia che si appiccica ai piedi. Poi volevo vederlo e scoprirlo, sentirmelo addosso.
Le giornate di Scirocco al molo di Marina Piccola erano le migliori per spiarlo. Io e mio cugino aspettavamo dentro la macchina che l'onda scavalcasse il molo per poi infrangersi con forza sopra la Dyane, avvolgendola in un bagno di schiuma e facendola oscillare dappertutto. Stavamo in silenzio. Aspettavamo. Dopo un po' un'altra onda saliva.
E'bello il molo con i suoi rumori. Sono belle le onde. Il vento bagnato dalla pioggia d'Autunno muove le nubi nel cielo nero con la luna che si affaccia brillando.
Quando scopri una parte del tuo corpo, la tocchi di continuo, la esamini. Il Mare è sempre diverso come lo sono i pensieri quando non gli fermi.
Iniziai ad andare in tutti posti dove c'era il suo nome. Scoprii l'odore di un peschereccio, ne vidi la sua ruggine, i volti rugosi dei pescatori, le reti sui moli, le banchine con pezzi di granchi morti, le alghe, come da bambino prendi le conchiglie nella sabbia scoprendone sempre nuove e credendo che qualcuna sia più rara di un'altra o che porti fortuna
Così ti immagini che avvenga con il resto e provi meraviglia.
Una mareggiata porta con se molti ricordi, legni, scopre spiagge, allaga le strade. Ho imparato a capire quando il mare dovrà diventare onde. Il momento in cui, forse, dopo poche ore, arriveranno le onde. Osservo il cielo. Scruto le nuvole. Mi sono reso conto che quando compaiono degli strati leggeri di nubi uniti da delle spaccature, simile al ghiaccio quando si rompe o ad una retina a spazi larghi e lì che penso che il tempo stia cambiando e stia per entrare una perturbazione. Oppure quando il cielo è limpido, però vedi correre in alto delle piccole striature grige, o all'orizzonte noti una fascia scura. Ci sono anche dei segnali sulle colline, nelle nubi che sembrano ferme. Le nuvole non sono tutte uguali, se le fissi ti accorgi di come cambino e diventano quello che ti piace immaginare. Lo Scirocco le avvicina alla terra ti inondano di bagnato. Il Maestrale le fa diventare come dei palloni con il ventre grigionero. Il Levante come il Grecale, spesso ne hanno poche. Il Ponente e il Libeccio sono un unico strato col cielo che diventa grigio, ma ne lascia filtrare il movimento.
Non pensavo che avessi potuto imparare a prevedere qualcosa, non credo di esserne in grado, ma mi illudo che i segnali che riconosco mi diano delle certezze, come un bimbo sa che se piange qualcuno verrà.
Tutti scopriamo delle cose e pensiamo di essere stati i primi a farlo e spesso vogliamo lusingarci di essere riconosciuti come quelli che hanno iniziato un cammino. Io non ho ricordi precisi del momento in cui stavo dentro il grembo di mia madre, ma sempre di più sento la necessità di galleggiare e di scivolare spinto da una forza che muova il mio corpo.
Le meduse sono degli esseri stupefacenti. Le vedi danzare senza problemi, dove vanno vanno, spinte dalle correnti senza un apparente obbiettivo se non una costa da raggiungere. Spesso prima delle onde compaiono le meduse. Ci fu un anno in cui avevo circa venti anni e ci fu una vera e propria invasione. Il bagnasciuga del Poetto pullulava di viola. La gente ne riempiva cassette. Io le guardavo cercavo di capire di cosa fossero fatte. Acqua. Mare gelatinoso con stelle filanti.
Mi piace percorrere le strade costiere. Il mare ti si offre agli occhi curva per curva e ne scopri il ritmo. Il vento cerchi di stabilirne l'intensità a seconda di quando fa imbiancare il blue, muovere le piante, far volare una busta.
Non so perché, ma ogni volta che mi trovo in un nuovo posto cerco di stabilire dove siano i punti cardinali. Nord, Sud, Est, Ovest. Nomi pieni di fascino che non lasciano dubbi. Sono cose che ho scoperto e non ne trovo una coscienza.
Mi divertivo a stare sul canottino con gli amici e farmi scazzottare dalle onde. Lo facevo anche con il materassino e rotolavo su e giù. Scivolavo. Del mare bisogna avere paura, come del proprio padre, ma lo si ama col profondo.
Un giorno siamo andati con Vittorio a nuoto sino alla boa rossa. Lui è più grande di dieci anni e lo era anche quel giorno. A me piaceva andare sott'acqua e restare fermo senza respirare, cercavo di farlo il più a lungo possibile. Vittorio mi disse di andare sotto per vedere se riuscivo a prendere la sabbia. Respirai a lungo e poi iniziai a immergermi. L'acqua diventava sempre più fredda. Presi la sabbia e tornai su facendola scivolare dal palmo aperto di fronte ai suoi occhi. Ci fu un attimo di contentezza, poi gli chiesi quanto era profondo. Lui disse più di dieci metri. Ho sempre pensato che la sua misurazione fosse stata precisa e sono convinto ancora oggi di essere sceso a quella profondità.
Quanto sono alte le onde. Le più alte che ho mai visto? Otto metri alle Hawaii, ma è ancora troppo presto e lo era anche per me.
Si passava gran parte dell'anno a stare scalzi e in costume. Finivano le scuole in Maggio e poi riprendevano in Ottobre. Una pacchia. Casa al mare dei nonni. Amici. Bicicletta. Mare che esiste, ma di cui non si ha preso coscienza.
Ci sono cose che non capisco, una su tutte è il fatto di dovere per forza dimostrare di essere stato il primo ad arrivare dove il mondo è sempre esistito e gli uomini ne hanno, spesso, già da sempre calcato il suo corpo. La cima di una vetta, un isola, un continente, l'attraversamento di un mare, un fiume. Non capisco, se l'uomo è sempre esistito, sono esistiti anche coloro i quali hanno vissuto in quei posti. Questa necessità di essere costantemente aggiornati su tutto in tempi reali, non può che portare a creare differenze e confusione. Se succede qualcosa succede in quanto è un atto naturale, scritto da un disegno sconosciuto e che non si può fermare, è irrilevante informare tutti di un fatto solo per il gusto di sapere che è successo.
La solitudine mi accompagna in ogni angolo dell'esistenza. In mare non mi sento a disagio. Il sole che libera i suoi raggi di colore arancione sfumato di grigio, lo strato di nubi ad ovest, il vento che impenna le creste.
Non ero più di un adolescente e stavo all'ancora sopra il battellino alla macchia nera. Nero in fondo al mare di un vecchio relitto. Eravamo alcuni amici. Stavamo sputando dentro le maschere per pulirne la lente. Le bolle si fecero grandi non più in là di due metri dalla nostra prua. Guardavamo. Una sagoma nera, grossa e lunga quanto un tavolo da cucina si inarcò sull'acqua. Silenzio. E' una ricciola disse Roberto. Mi capitò di rivederla un'altra volta, non la stessa, ma mi colpì uguale, però in quell'occasione, fu anticipata dal salto di un muggine e lei con una dolcezza impensata lo inseguiva e lo immetteva nelle sue fauci.
La luna è irraggiungibile. L'esistenza è sconosciuta. La vita conosce una fine, ma spera in un eternità. Un giorno come al solito mi trattenni in spiaggia, d'Estate sino a dopo il tramonto. Stavo per risalire lo scivolo che si affaccia sulla sabbia, ma un segnale inconscio mi fece posare lo sguardo sulla luna, piena. Vidi una linea nera che la attraversava. Abbassai lo sguardo, lo rialzai e la linea era scomparsa. Lo ricordo ancora. Si parla di crateri lunari, gli si sono dati dei nomi per identificarli. Non ho mai voluto saperne niente. Per me quando la luna è piena se la guardi con attenzione, nello splendere della sua luce, all'interno vedi un viso di un uomo con una barba folta. Quando sono nati miei figli ho avuto l'istinto di esporli alla luna piena. Gli ho alzati verso il suo viso e mi sentivo tranquillo.
L'intensità del calore che sentivo quando stavo mano nella mano con Marisa quel giorno della recita della seconda elementare. E'strano, ma quello fu amore, lo stesso che ho sentito tutte le altre volte, quando mi sono innamorato. Quel caldo che ti invade e ti spinge dandoti energia. L'amore che diventa rapporto, dove i baci si alternano alle carezze, non pensi ad altro, se non a lei e non vedi l'ora di riabbracciarla. Quando ami ti valorizzi, perché in fondo stai amando te stesso e pensi di dare mentre stai ricevendo.
Spesso mi capita di vedere una raffica di vento che spazza verso l'alto una manciata di sabbia portandola verso il mare. Altre volte vedo la stessa sabbia che dal mare va sulla strada camminando in una danza come fumo dondolante.
Sto cercando di spiegare come vedo le cose, ma forse ne sto cercando un senso, in fondo sono abituato a dare delle spiegazioni di fronte agli avvenimenti. La mente cerca di razionalizzare quello che accade, ma in realtà non c'è niente da fare, bisogna soltanto accettare di fare scorrere gli avvenimenti.
Il mare lo sa, viene da lontano e abbraccia il mondo a volte infuriandosi, ma è solo la natura che si diverte, d'altronde anche noi quando ci sentiamo felici, vogliamo comunicarlo, così sono gli eventi naturali, comunicano la loro esistenza.
Ho iniziato a parlare dell'emozione e del mio legame con il mare e c'è molto da dire, ancora. Le cose le ho scoperte osservandole o per sentito dire, anche se mi piacerebbe conoscere un Maestro. Gianfranco un giorno disse che la costa occidentale è quella che ha il fetch più lungo di tutto il Mediterraneo. Restai impressionato anche se non sapevo cosa volesse dire, più tardi lessi in un libro che il fetch è la distanza che compie il mare per giungere alla costa. Presi una cartina geografica e vidi che in effetti misurandone le distanze era vero, quella costa aveva la distanza maggiore da un'altra costa. Ne parlava anche Gigi e lui aggiunse che controllando i fondali, c'era un posto nell'oristanese, dove da un fondo di circa duecento metri si passava di colpo a sedici, sino ad arrivare a zero. Bisognava aspettare il Maestrale e controllare quella parte di spiaggia. Aspettammo. Il Maestrale venne. Io non andai, quel giorno, andarono Gigi e Andrea. Gli vidi il giorno dopo con le foto già sviluppate del posto magico. Onde oltre i due metri, giravano da un capo come un ventaglio di una donna in chiesa. L'acqua blue intenso con le creste bianche. Un solo problema, dissero, è tutto roccia, ma è un posto in cui puoi andare anche quando c'è vento forte, perché lo prende al traverso. Non vedevo l'ora di andarci. Venne il giorno. Dopo la strada a quattro corsie, abbastanza noiosa, si entra in una strada provinciale. Si attraversano paesi dove sembra non ci abiti nessuno. Le recinzioni dei campi sono filari di cactus e le canne compaiono qua e là. Non ci sono montagne e si ha un grande senso di respiro. Era Aprile il mio primo giorno, ricordo il cielo senza schermo e luccicante d'azzurro. Il vento muoveva le foglie, sulla sinistra un'immensa laguna da cui volarono dei fenicotteri. Una curva e poi il mare. Provo ogni volta ansia prima di sbucare fuori dalla curva e conoscere l'umore del mare. Il giorno sembrava quasi calmo con un leggero vento. Chiesi dove fossero le onde. Non risposero. Percorremmo una strada bianca e la polvere si liberava alle nostre spalle. Arrivammo su un promontorio. Fantastico. C'era il mare in tutti i posti davanti, dietro e affianco. Una parte era spinta verso il basso e un'altra girava da un promontorio. Si delineavano delle linee che man mano che arrivavano verso riva frangevano in onde lunghe e danzanti.
Un segno della forza del vento ci è dato, a volte, dai cassonetti dell'immondezza spostati o dai semafori che dondolano. Le serrande bussano sui vetri, la notte e non dormo tranquillo, penso, immagino come saranno le onde. Altre volte ascolto il rumore e vedo ogni quanto si ripete. Sono raffiche di vento ad intervalli regolari.
Devi arrivare da qualche parte, farti capire, dire qualcosa. Il mare cambia sempre. Ognivolta è uguale, ma diverso. La corrente cambia a seconda del vento e della tipologia della costa. Mi ricordo il giorno in cui a Funtanamare, persi la tavola e restai a mollo. Ero poco distante dal bagnasciuga, una decina di metri. Era logico nuotare verso la riva, ma pur facendolo con vigore restavo sempre fermo nello stesso punto. Mi stancavo e non ottenevo nessun risultato, sino a quando non mi lasciai andare e fu la corrente a portarmi. Andai verso il largo, poi verso riva e infine il fiume si placò e potei raggiungere la riva, ma un cento metri più in là di dove ero partito.
Seguire gli eventi non deve avere il significato di una spiegazione, le cose accadono e un momento dopo non esistono più, sono solo tempo è il tempo dovrebbe essere liquido, per poterci nuotare e tornare a rivisitare ciò che è stato. E' l'acqua lo scorrere della natura da percorrere.
Eravamo un bel po'in là nella stagione. Ottobre quasi finito, ma eravamo in molti che ancora andavano al mare e fare i bagni. Il cielo era sempre limpido e le giornate non erano ventose. Sembra ancora Estate, ci ripetevamo ogni giorno. Una mattina, mentre surfavamo le onde che frangevano vicino alla rotonda del Lido, in lontananza comparvero due sagome nere. Fui preso da un senso strano. Paura, emozione e voglia di novità. Vinse la paura e uscimmo dall'acqua. Due pesci enormi e neri entravano e uscivano dall'acqua, non molto più al largo di dove prima stavamo noi. Sono dei pesci vacca disse qualcuno con semplicità e tutti fummo più tranquilli una volta riconosciuti quegli esseri galleggianti. Comunque, per quel giorno non rientrammo in acqua.
Rividi quei pesci diversi anni dopo, ma ero su una barca. Il tramonto liberava i suoi colori sullo sfondo blue e la solennità delle rocce a picco sul mare creavano una cornice con l'orizzonte. Non c'era vento. L'acqua era una distesa liscia e sapeva di morbido. Ad un tratto sotto la barca comparvero i pesci. Erano in due. Si avvicinarono e dopo poco gli vedemmo riaffiorare lontano. Si riavvicinarono e quando speravamo che ci continuassero ad accompagnare, scomparvero.
Ascoltare le previsioni è un rituale da non perdere. Le più attendibili erano alla sera verso le otto alla televisione. Ci trovavamo in negozio da Piero ad ascoltare quello che il messia, sotto abiti militari, ci comunicava per il tempo. L'anticiclone, la depressione, il minimo barico, isobare, millibar, tutte parole sentite e rispettate. C'era anche un numero telefonico che veniva aggiornato due volte al giorno. Dava la situazione dei venti nei principali Capi della Sardegna. Se dava Capo Spartivento, mare forza cinque e vento da Ovest, quindici nodi, era quasi certo che a Chia ci fosse Ponente con almeno un metro d'onda. I più interessanti erano Capo Carbonara e Capo Frasca.
Ci sono volte in cui hai bisogno di buttarti in acqua e sentirne il suo sapore. Se il mare è piatto, fai una nuotata, respiri, fai capriole. Mi piace un sacco fare un respiro profondo tirare il capo all'indietro e buttare fuori l'aria sott'acqua e guardare le bolle che si formano, illuminate dal sole. Quando il mare è mosso, le onde non sono sempre belle, ma ti butti lo stesso, ti vuoi unire alla mareggiata.
La prima volta che ho visto un surfista, non avevo più di diciotto anni. Ero in spiaggia a fine Estate. Il tempo era grigio, il mare mosso dal vento da Est. Non c'era nessuno. Camminavo cercando qualcosa, poi il mio sguardo catturò qualcosa che galleggiava sull'acqua, che saliva e scendeva. Sembrava una boa, ma era troppo grande. Mi avvicinai e lo vidi. Un ragazzo stava seduto sopra qualcosa con le spalle verso la riva. Guardava l'orizzonte. Poi si sdraiava e nuotava verso un punto. Si fermava e si risedeva. Ad un tratto, girò la tavola verso riva, lo vidi muovere le braccia con energia. Un onda lo avvolse, sembrava lo dovesse risucchiare e fu proprio nell'attimo che pensavo che lo inghiottisse che lui si mise in piedi e la percorse in tutta la sua forma. Poi ritornò verso il largo e aspettava. Restai a guardarlo sino a quando la pioggia che era iniziata a cadere non sfreddò tutto il mio corpo. Al momento non pensai che quella visione fosse stata importante, ma in futuro divenne la mia vita.
La prima volta che ho visto il seno di una donna, sono rimasto impressionato. C'eravamo fidanzati da poco. Lei aveva gli occhi verdi, i capelli biondo cenere e una bocca dai denti bianchi nel rosso rubino delle labbra. Queste qualità le avevo notate da subito. Era la più bella quell'Estate e lo rimase per tanti anni. Quando Patrizia mi venne a dire che io piacevo a Sandra, ne fui felicissimo e la sera stessa le chiesi di fidanzarci, facendole una vera e propria dichiarazione. Andammo in spiaggia e ci baciavamo appoggiati ad una barca. I baci, le carezze. La toccai dappertutto. Mi spinsi fino a dentro i jeans sfiorandole la peluria. Poi la riaccompagnai a casa. Ero pieno di luce. Ero il suo ragazzo. Era il mio primo amore. Il giorno dopo mi disse di avere raccontato alla nonna quello che avevamo fatto sulla spiaggia la sera prima, dicendomi che non dovevo più toccarla nelle parti intime. Io le chiesi se anche il seno era una parte intima e lei disse che lo era, ma poteva anche essere ritenuta come una guancia. Andammo a casa di Marco. Si chiacchierava, ma ad un tratto noi ci appartammo vicino ad un cespuglio. Sandra aveva una maglietta in ciniglia rosa pallido che si chiudeva con una cerniera. Io abbassai la zip e ci fu un esplodere ai miei occhi di qualcosa di meraviglioso. Due seni, tondi con al centro un cerchietto più scuro con due sommità appuntite e lunghe. Baciai quel seno e non smisi di farlo per tutta l'Estate. Ogni sera tornavo a casa con un dolore alle palle che non riuscivo a capire cosa fosse. Possibile, pensavo, che darsi baci faccia così male alle palle.
Non si pensava molto al mare. Lo avevamo sempre, era disponibile e facile da raggiungere. Ad Ottobre, con l'inizio della scuola, si metteva da una parte. Non lo si considerava più sino a Maggio dell'anno successivo. Una parte della mia vita esisteva solo in quel periodo. Cinque mesi ogni anno al mare. Si camminava scalzi per i viali del condominio. Ci si incontrava nel muretto di fronte al cancello. La spensieratezza è una cosa piccolissima rispetto a come lo eravamo in quel posto.
Mi serviva della scotta. Avevo rotto lo scottino che tiene la vela al boma, senza quello non potevo andare. Andai a casa di Baffone, lui in garage aveva tutto. Fumava sempre. Glielo diceva sempre anche la moglie ammonendolo. Il viso di Baffone era rugoso e scuro i capelli bianchi e ingialliti dalla nicotina. Quel giorno gli chiesi se aveva dello spago, lui non rispose portandomi dentro il garage e da un cassetto tirò fuori una scotta bianca. Mi chiese quanto ne volevo. Io aprendo le braccia gli feci vedere la misura. Con l'accendino bruciò quello spago che si incendiò staccandosi. Soffiò per far spegnere la fiamma e con le dita schiacciò nella parte che un attimo prima era fuoco. Ogni volta che brucio una scotta mi sento Baffone.
Per anni ho passato la mia vita a pensare a che vento ci sarebbe stato il giorno dopo. Era importante. Significava potere andare in mare. In surf o in surf a vela. L'obbiettivo era esserci.
Non ho mai pensato che potesse essere uno cosa divertente. Era un modo per stare tranquillo. Mi sento in pace quando sono in acqua, molte delle paure e le ansie giornaliere sono quasi assenti, anche se dovrebbe essere una situazione pericolosa. La paura mi accompagna sempre, ma qualcosa mi spinge ad affrontarla. Non è una sfida, non lo so spiegare, è come trovarsi di fronte a un qualcosa di talmente grande e bello che il timore che ti incute viene a sostituirsi dalla bellezza che ti circonda. Una nuvola con un raggio di sole che la attraversa. Il cullare del moto ondoso. La lontananza dalla riva.
Quando sei in acqua ed aspetti che arrivi l'onda, osservi il mare. Lo vedi come si muove. Una riga ondulata in lontananza si avvicina. Nuoti verso il largo. Ti sposti verso destra o a sinistra. Ad un tratto la distingui. Quella che prima era una linea sta diventando un onda. Guardi e dietro di lei ce ne sono altre. Cerchi di capire quale prendere e ti prepari. Lasci passare la prima che ti solleva, poi ti senti risucchiare all'indietro, è alle tue spalle che si sta innalzando. Remi, ma con poca fatica e dopo un attimo sei in piedi sulla tavola, avvolto in una parete lucida di blue trasparente. Se puoi sali e scendi compiendo delle curve avvicinandoti e allontanandoti dalla schiuma che rimane sempre dietro di te. Poi ti accorgi che sta per esplodere, la tua corsa sta per finire. L'onda si impenna e con violenza di spara verso l'alto. E' come volare.
Per anni sono rimasto in acqua prendendo pochissime onde e mettendomi a malapena in piedi. Mi ricordo che pensavo che dovessi anticiparle, quindi quando ne vedevo una, nuotavo molto prima e regolarmente mi raggiungeva e mi catapultava in avanti. Quando sei sott'acqua non capisci dove sia il fondo e dove la luce. L'onda ti avvolge facendoti rotolare in se stessa. Ti butta verso il basso per poi ritirarti fuori dall'altra parte. Si fanno vere e proprie capriole. A volte ti trascina per gran parte della sua corsa. Sei lì che non respiri e pensi di non farcela, che rimarrai senza fiato. All'inizio cercavo sempre di cercare di uscire il più presto possibile, poi dopo mi sono lasciato andare e aspettavo che tutto finisse e tornasse la calma.
Il giorno che vidi Jeff ne restai colpito. Divenne un mito. Le spalle larghe. I capelli a spazzola pulivano il collo. Non era alto e aveva spalle larga con le braccia muscolose. Camminava per il lungomare in bermuda e magliette e una tavola sottobraccia. Controllò le onde del litorale poi decise che il punto buono era l'idrovora dell'ospedale marino. Non si andava mai perché si diceva che c'erano gli scarichi tossici dell'ospedale. In effetti l'odore del mare lì era strano un dolciastro misto a medicinale, ma forse era solo suggestione. Jeff nuotò fino a fuori dei frangenti. Lo seguii e gli altri pure. Appena arrivò l'onda giusta lui non nuotò per anticiparla, ma con la forza delle braccia spinse la prua della tavola verso il suo petto, una remata e via in piedi. Saliva e scendeva sulla cresta. Incredibile, non pensammo che si potesse fare tanto su un onda. Lo guardammo estasiati. Poi uscimmo tutti dall'acqua, facemmo amicizia, era il nostro idolo. Maurizio disse che a Chia le onde erano più grandi e per Jeff sarebbe stato più bello. Caricammo le tavole in macchina e ci incamminammo. La spiaggia di Giorgino era schiumosa di onde che partivano da lontano. Lui voleva surfare lì, ma gli dicemmo di aspettare che dove andavamo era meglio. Quel giorno il sole era caldo e l'azzurro del cielo sembrava voler colorare tutto. Le dune della spiaggia accoglievano i ginepri. Il vento era più forte e soffiava da Ponente. Andammo alla spiaggia del Pontile, ma le onde erano piccole e si spaccavano subito. Alla fine della spiaggia Jeff vide delle schiume e ci fece segno di seguirlo. Qui il mare spruzzava da lontano e l'onda si srotolava lenta arricciandosi su se stessa. La parete si arrotolava e dal buco usciva uno sbuffo di schiuma. Jeff si fermò per un po' a guardare, poi disse:
- It look likes Pipeline.
Vedere un gabbiano che rotea nel cielo per allontanarsi e poi tornare da dove è partito compiendo dei cerchi. Si allontana, poi si riavvicina e lentamente va avanti. Non muove quasi mai le ali. Vola.
Una notte ho sognato di farlo. Volavo. Ero su un albero mi buttavo aprivo le braccia e seguivo le strade, ma vedendole dall'alto. Facevo tante capriole, andavo verso il basso e risalivo in alto. Percorsi tutta la città, dalla spiaggia ai palazzi in alto, quelli che ne segnavano le mura.
Bisogna conoscere i punti cardinali, senza di quelli, non si possono conoscere i venti. Guardavo spesso la bussola nella barca di mio padre e notavo che bastava spostarsi di poco e la lancetta rossa andava in un altro punto. C'era il Nord, il Sud, l'Est e l'Ovest. Quando il vento proveniva dalla Sella Del Diavolo al Poetto, voleva dire che c'era Levante. Quando dalla spiaggia andava verso il mare era Maestrale. Quelli erano i due venti dominanti e quelli conoscevo. Solo più tardi scoprii che ve ne erano altri e con nomi diversi. Scoprii che a Est albeggiava il sole è il punto da dove si leva, mentre ad Ovest tramonta quindi si pone. Se stavi attento ti accorgevi che i due venti non erano sempre uguali e questo lo notavi guardando una bandiera che sventolava, o il fumo di una ciminiera, le piante. Mi accorsi che certe volte non era proprio Est, ma un po' Sud/Est. Altre volte non era Nord/Ovest, ma Nord o Ovest. Scoprii che i venti era contenuti in una rosa e ognuno aveva un nome a seconda dell'angolazione che aveva. Nord tramontana, Nord/Est grecale, Est levante, Sud/Est scirocco, Sud ostro, Sud/Ovest libeccio, Ovest Ponente, Nord/Ovest maestrale. In ogni posto che andavo ritrovavo il vento e sapevo dargli un nome e una direzione. Imparai anche stabilirne l'intensità, vedendo come muoveva quello che attraversava o il bianco di cui si copriva il mare quando aumentava o calava.
Le onde sono diverse, si formano con il vento, ma spesso arrivano anche senza. Più lontana è la mareggiata e più tempo durano. A volte c'è un vento fortissimo e pensi che la mattina dopo sarà bellissimo surfare, poi arrivi all'alba quando il sole arrossa le montagne e ti accorgi che non ci sono onde. Ripensi al giorno prima, al vento che c'era e non capisci come sia stato possibile, eppure niente, solo mare con qualche frangenza sul bagnasciuga. Altre volte il mare è un po' gonfio, lo vedi come se ce ne fosse di più. Il vento è leggero, forse aumenta. Aspetti. Dopo un'oretta arriva una serie di onde più grande delle altre e inizi a sperare. Ad un tratto ti rendi conto che il mare è surfabile e decidi di entrare in acqua. Entri con non più di mezzo metro che nel giro di un po' diventa uno per aumentare. Il posto dove il mare lo noti cambiare di più e da un momento all'altro è gran parte della costa occidentale. Ci sono state tante volte che sono arrivato e non c'era quasi niente e dopo poche ore mi sono dovuto spostare in posti dove le onde arrivano più piccole.
In genere quando sono in spiaggia e vedo delle meduse, penso che stiano arrivando le onde. Certe volte è così, prima arrivano loro. La medusa è un essere pazzesco. Acqua con stelle filanti. Colori che vanno dal viola al verde più acceso. Quelle enormi non pungono, a farlo son le piccole. Vagano per le correnti senza una meta. Sono libere, non hanno orari. Mi ricordo che un anno la spiaggia del Poetto ne fu invasa. Il bagnasciuga ne era completamente ricoperto. C'era gente che ne raccoglieva cassette piene.
Il mare è sempre il mare con insidie e tempeste. Un giorno una signora chiese a Marcos se non aveva paura delle onde, lui senza pensarci rispose che era degli uomini che bisognava avere paura.
Quando nuoti senti tutto il corpo allungarsi. Vedi le bolle sull'acqua. Senti il rumore del tuo fiato. Un senso di leggerezza non ti fa sentire l'attrito con l'acqua. Pensi. Una mattina mentre andavo a nuoto verso la rotonda del Lido. Sognavo a mezz'acqua. Vidi un uomo che remava su una canoa. Pensai di raggiungerlo per vedere chi fosse. Era fermo che guardava il fondale. La sua testa era scura e pelata. Come mi avvicinai mi disse di allontanarmi che c'erano quattro o cinque aragne. L'aragna punge. Un giorno mi è successo. Non è piacevole. E'un dolore che ti prende nel cervello e non capisci da dove arrivi. Mi aveva punto nel piede, all'inizio mi era sembrato di schiacciare del vetro, poi.. Un dolore forte. Quando quell'uomo sulla canoa mi avvisò di tale pericolo lo ringraziai e tornai a stile libero e in gran velocità, ma non sognavo più. Avevo paura di essere punto.
La brezza è un ristabilire le condizioni. Aria calda che va a scontrarsi con quella fredda, ce ne deve essere in egual misura. Maggiore è il divario da colmare è più forte è la brezza. A volte al Poetto la mattina presto c'è il cielo limpido, il mare azzurro che si sdraia nel bagnasciuga e soffia un leggero vento da terra, ma non ci sono nuvole e c'è alta pressione, allora intuisci che verso l'ora di pranzo entrerà il vento dal mare. La brezza termica. Spesso sei in spiaggia che guardi l'orizzonte e noti una striscia scura che sembra stare lì a dare sfondo alla lontananza, ma non molto dopo il mare inizia a incresparsi, gli ombrelloni oscillano, i capelli dondolano. Il mare si imbianca e lo striscione scuro era il vento che stava arrivando ed ora danza con la sabbia.
Quando si può, in mare compare di tutto. Sembra l'arrivo della Primavera, ma i suoi fiori sono le barche a vela, i catamarani, i surf a vela, i surf, i kite surf, le moto d'acqua, gli aquiloni e c'è anche chi si fa trascinare nell'arenile da un carrellino a tre ruote con un ala di paracadute.
Le canzoni, quelle che ti restano dentro non sono emozioni, ma entrano a fare parte di te e ogni volta che per caso ti capita di ascoltarle, ti senti riempire e torni a trovare qualcosa che avevi scordato, ma che è sempre lì a darti il suo aiuto.
Il sole, la luna, la terra, l'aria, l'acqua, il fuoco.
Guardavo le sue braccia sistemare i pezzetti di legno dentro il camino. Mi aveva chiesto di portargli delle pigne secche. Le sistemò ai lati e sopra i legnetti mise un tronco più grosso, poi sparse degli aghi di pino sopra il tutto e con un fiammifero diede inizio al fuoco. Con una specie di canna in ferro cava dentro ci soffiava con lentezza, la fiamma aumentava, poi con delle pinze lunghe e nere spostava il legno che divenne rosso, con bianco, arancione, verde, nero, blue, giallo. La fiamma ondulava e il fumo saliva. L'odore di resina penetrava il mio naso. Restammo seduti di fronte al fuoco nel buio della stanza sino a quando non si stava per spegnere. Non parlavamo molto, ma il silenzio non disturbava e dava sfogo ai pensieri. Quello che non sapevamo di essere stava crescendo, ma si fa di tutto per non svilupparlo come se fosse una cosa di poca importanza che non va coltivata, paragonabile quasi ha una cattiva amicizia.
Ero in mezzo al mare. Dovevo percorrerne un tratto per arrivare al punto dove frangevano le onde. Uscii dalla spiaggia, il mare era mosso e il vento teso. Andai verso il largo risalendo il vento. Le onde lontano non frangono, ma sono colline che camminano distanti una dall'altra. Entri in una valle. La vedi alle tue spalle. Ti immagini che da un momento all'altro possa frangere. Vedi la costa lontano. Non esisti. Arrivi vicino al capo dopo avere salutato gabbiani che ti sfilavano sulla prua. Le onde ci sbattono contro prima di girare nella baia. Vedi una gobba e decidi di prenderla e scivolarci sopra. La gobba diventa sempre più alta e inizia a frangere. Vai verso la schiuma, il vento ti aiuta a risalire, sei dentro e ti accorgi della sua potenza. La percorri tutta e rivai verso il largo. Le onde ti camminano a fianco senza travolgerti. Le vedi srotolarsi. Senti un odore dolciastro, come di sale, ma non proprio. E' il profumo del mare che diventa onde.
Mi ritrovo spesso a ringraziare il signore dopo una giornata di surf. Mi capita spesso di farlo al tramonto. Guardo il mare con il sole che scende e sono in piedi sulle rocce. Vedo tutto quello che mi circonda e lo ringrazio.
Puoi guardare una parete bianca e passarci dritto, ma poi ritornandoci vedi che vi hanno disegnato una striscia colorata. Non è più una parete. La noti e qualche pensiero ti coinvolge.
Nel mare tutto è concesso. Ti senti libero da ogni pensiero, l'ansia scompare. Non devi rendere conto a qualcuno o qualcosa. Non sei responsabile. Devi solo unirti al ritmo dell'acqua salata. Il fatto non esiste se ti senti libero e l'esistenza scivola senza realtà e non fugge dal gioco.
L'attesa è una grande forza. Spesso però diventa troppo lunga e ci si spazientisce, ma qualcuno arriva sempre con la notizia che tra due giorni arriva una perturbazione e tutti discutiamo in base alle notizie che abbiamo conosciuto dai vari servizi meteo e spesso senza nulla sapere ho delle conferme dalle nuvole, dal cielo o dall' invasione improvvisa delle spiagge delle libellule a inizio Autunno.
Mi piace guardare la roba stesa che sventola negli stenditoi. Il suo ritmo oscillante ti porta leggero in un mondo di spazio che non trova confini.
Vedere l'entusiasmo di un bambino quando scivola su un onda è qualcosa che ti riempie di gratificazione. Lo vedi scivolare sull'acqua sopra il surf e urlare di gioia mentre surfa, il viso sembra allargarsi in quel sorriso senza freno.
Spesso capita che ci sia una perturbazione nella settimana della luna piena. E' strano surfare di notte, perdi il senso dell'orientamento e ti sembra di sbandare. L'acqua è più calda e tutto sembra calmo, ma dentro di te sei agitato, ogni chiazza scura può essere un insidia. La paura è qualcosa che esiste. E' pazzo colui che non ha paura, ma non per questo deve essere la propria compagna.
A volte sei in mare, da solo, gli altri non sono ancora arrivati. Le onde sono belle, ma vorresti dividerle con qualcuno. Se resto troppo a lungo da solo, i pensieri girano in settori sinistri. Immagino le mie gambe a penzoloni nell'acqua mentre aspetto un onda che vengano azzannate da uno squalo. Dicono che nel Mediterraneo ci siano tutti i tipi di squali, ma sono più piccoli. Diverse volte gli ho visti quando gli catturavano a Santa Margherita. Facevano proprio la caccia a quel povero pesce usando degli ami enormi e tutte le volte ne prendevano uno.
C'è una certa ripetitività nelle perturbazioni. Ho notato, in quanto ho la pazienza di segnare in un agenda ogni volta che surfo, che capita spesso che da un anno all'altro si surfi nello stesso posto con la stessa direzione del mare e del vento, con uno scarto di un paio di giorni in anticipo o in ritardo rispetto all'anno precedente.
Stabilire delle cose, serve ad avere certezze, ma non sei mai sicuro che vada come credi, lo presumi, ti metti un obbiettivo. C'è gente che è convinta, quando inizia a surfare, che ogni fine settimana ci siano onde. Spesso è così ed hanno ragione. Io penso che le giornate vivano come le persone ed anche per loro arriva il momento di divertirsi e i migliori sono i giorni di festa è la natura si diverte dando sfogo a eventi climatici.
La tavola. La prua. La poppa. I bordi. La coperta. Il deck. Le pinne. Il bicchierino. Il leasch. I concavi. La v. I canali. Tutte queste cose fanno parte di una tavola da surf e dovrebbe essere necessario conoscere. Le si impara col tempo parlando con gli altri, ma anche senza queste nozioni si può andare in mare e lo si può anche guardare da seduti su una sdraio, su una roccia, su un molo.
Le onde partivano da vicino alle due rocce chiamate faraglioni. Erano onde destre e lunghe quasi cento metri. Ti buttavi dal molo di marina piccola e nuotavi sino ai faraglioni. La Sella Del Diavola, la montagna che si tuffa sul mare, era stranissima vista da surfista. Pareti di roccia biancagiallastra che sapeva di friabile. Siepi disordinate e verdi. Sassi enormi vicino alla piccola spiaggia di pietrine e sabbia. Il fondale era basso e roccioso. L'onda frangeva morbida. Era una partenza facile. La parete rimaneva aperta e poi girava dentro la baia. Le urla accompagnavano la discesa di ognuno di noi mentre cavalcavamo l'onda.
Spesso vedi le onde, ma non ti butti. Magari hai già surfato e torni dopo per rivedere come è. Ti accorgi che è meglio di quando c'eri tu. Il vento soffia da terraa. Il cielo scuro. L'onda cammina sino alla spiaggia, frangendo spruzzando verso l'alto.
Un temporale, capita che ti sorprenda, quando sei in mare. Sono groppi. Nuvole cariche di aria e vento. Tuoni seguiti da lampi. Grandine. Vorresti andare via a ripararti, ma ne resti coinvolto.Ti potrebbe colpire un fulmine, ma non ci pensi, vuoi godere quella magica esplosione di elementi. Sentire la pioggia dura sulla tua testa che si sparge per tutta la spiaggia. Vorresti essere un sacco di cose, ma sei solo un uomo piccolo e contribuisci alla vita.
Non ci sono parole per esprimere quello che ognuno di noi prova, ma spesso capita di ritrovarsi nel racconto di un altro.
La chiamavamo bravata. Si trattava di uscire la notte, in giro, per qualche locale, per poi partire a notte fonda per andare a surfare. Il posto era sempre quello. Capo Mannu. Ci si metteva in macchina, il tempo di caricare le tavole e poi via per la destinazione. La strada scorre veloce, la notte. Arrivavi al Capo e sentivi il rumore del mare. Lo guardavi nel buio e ne notavi le schiume. I rumori erano forti . Il vento ti soffiava addosso. Parcheggiavamo la macchina con il cofano aperto rivolto verso il mare, si abbassavano i sedili posteriori e ci si sdraiava con i piedi verso il Capo. E' meglio di qualsiasi stanza di un Grand Hotel. Non si dormiva molto in quanto la luce arrivava presto e la voglia di vedere le onde ci teneva accesi. L'alba sorge tutti i giorni, ma quelli sono i migliori, la vedi arrivare nei suoi colori. Sbucare dietro le montagne offuscata dalle nuvole. Vorresti che quella luce durasse più a lungo. Giusto il tempo di uscire dall'auto, sgranchirsi il corpo, controllare e girare nel verso giusto la muta e cambiarsi e mettersela addosso sempre guardando il mare. Il freddo non si sente quando sei concentrato. L'acqua salata ti bagna il viso e in bocca hai un sapore strano. Arrivi sul picco senza bagnarti i capelli. Ti accorgi di quanto sono grosse perché ti passano affianco e sei un puntino vicino a una mela. Passa il tempo e aumentano le persone. Arrivano ad essercene anche oltre trenta nello stesso momento. Surfi. Ti riposi seduto sulla scogliera a fare foto e guardare gli altri. Chiacchierie sei contento. La fame la senti e hai sempre qualche cosa da mangiare, tua o di qualche altro, poi dopo vai alla bottega lì vicino. Sembra chiusa, ma se suoni il campanello ti vengono ad aprire. Tutto ti semba migliore lì dentro e ti fai fare dei panini dove le fette di salume sbordano all'esterno, poi torni al Capo e ti mangi tutto mentre guardi il mare.
C'è stato un periodo in cui pensavo che tutto si integra nella natura, in quando essendo ogni cosa frutto di un composto chimico ha una ragione di esistere. Un molo di un porto è arrivato dopo la costa, ma anche un eruzione di un vulcano, un uragano e quant'altro, vengono ancora e cambiano la fisionomia di un territorio dandogli una nuova forma. Così ho creduto che fosse giusto che l'uomo costruisse delle opere, in quanto anche lui fa parte della natura e con le sue esigenze, a volte discutibili, contribuisce all'evoluzione di un terreno. Un palazzo si integra nel posto in cui viene costruito e spesso il sole gli si riflette addosso dando una gradevole sensazione a chi lo guarda. Mi sono reso conto che un arco tra una roccia e l'altro, spesso assomigliano a un ponte e un grattacielo è simile alla vetta di un monte, è come se quello che ci immaginiamo di inventare non sia altro che una ripetizione di ciò che già esiste e lo vogliamo ripetere nelle città, vicino a una costa, in montagna. Tutto questo può avere un senso, l'uomo si evolve, fa parte di una natura che a sua volta si trasforma ed è normale che queste sue opere facciano parte del cambiamento dell'aspetto della terra e siano da considerare simili a una variazione geologica. E' di certo una teoria spiccia e sbrigativa, ma molti problemi non possono essere risolti solo dicendo che si va incontro alla fine del nostro pianeta se non vi si ripone un rimedio. E' come dire a una gazzella di non ammalarsi o non invecchiare se no di certo un leopardo se la mangerà.
Io cerco di fare delle cose in maniera di non produrre fastidi. Butto le cicche, le buste, i bicchieri di plastica, i pezzi di carta, tutto ciò che può sporcare lo raccolgo e lo metto nei bidoni dell'immondezza. Una volta ero in giro che guardavo i fondali con una maschera. Nuotavo e respiravo con il boccaglio. Tanti pesciolini colorati, alghe, ricci, anemoni di mare, ad un tratto vidi una cosa strana. Era uno spazio cavo abbastanza piccolo. Nella sua superficie si erano formati dei muschi e all'interno ci stavano dei pesci. Non sembrava una pietra. Mi avvicinai e vidi che era una bottiglia di plastica. Si era trasformata e adattata al suo nuovo elemento.
Stirare il corpo quando si fa ginnastica e una bella sensazione. Sudare. Correre. Sollevare dei pesi. Ballare. Il corpo ha necessità di essere mosso per scaricare tensione e ridare energia alla mente. Un contadino di certo non va a fare ginnastica quando finisce di lavorare, ma non siamo tutti fortunati come lui. Molti di noi per non pensare hanno bisogno di stancarsi, sfinirsi e conquistarsi il cibo e il sonno notturno.
Dove vado con il Ponente? Se è grosso oltre forza sette puoi andare anche a Turri, se no a Chia, Torre delle Stelle, Is Mortorius. Ci sono vari posti dove andare a seconda della direzione del vento, ma bisogna capire quanto è grossa la perturbazione per decidere dove andare. Puoi dare sempre uno sguardo al Poetto, anche da qui capisci come sarà il mare negli altri posti, bisogna conoscerlo e poi provare ad andare dove si pensa ci sia la condizione.
Un giorno ho chiesto a d un bambino perché lui faceva i capricci, che cosa sperava di ottenere facendo così. Lui mi rispose dicendomi che così poteva dominare il mondo. Io restai stupito della sua risposta e lui disse che scherzava, che gli faceva solo in quanto voleva ottenere quello che chiedeva. Non so quanta differenza ci sia tra le due cose. Sono dette in maniera diversa, ma non cambiano la sostanza.
La natura non ti chiede niente è lei che decide e noi ne siamo una piccola parte. Lei rende tutto perfetto e si comporta in maniera tale che ogni nostra immaginazione sia la minima parte di quello che in realtà ci offre.
Stavo facendo un bordo verso il largo in surf a vela. Ero alle Hawaii. Hookipa. Il vento era buono e le onde non troppo grandi, sui due metri. Avevo aspettato un po' prima di decidermi a uscire. Affrontare il mare necessità di ispirazione. Quando ero a circa mille metri dalla costa vidi delle bolle abbastanza grandi uscire dal mare, a non più di venti metri da me. Non mi avvicinavo a quel bollore. Ad un tratto dalle bolle uscì una cosa nera che si impennò e volò verso l'alto. Era lunga almeno dieci metri e non so quanto fosse grossa. Il corpo grigio nero e solcato da grandi rughe. Quando riatterrò fece un rumore di acqua che si rompe. Era una balena. Avevo visto una balena che saltava fuori dall'acqua come se fosse un muggine. Strambai e tornai a riva con le gambe che tremavano. Ne avevo sentito parlare. Mi avevano detto che quello era il periodo migliore per incontrarle, ma mai avrei sperato che succedesse così. Se ti tuffavi in acqua in sentivi i loro canti, come lo stridere di un fischietto in lontananza.
I fondali sabbiosi variano da spiaggia a spiaggia, ma cambiano anche a seconda delle mareggiate. Quelli migliori sono fatti in maniera tale che si passa con dolcezza dal profondo al basso. In questi le onde sono quasi sempre lunghe e non molto ripide. Invece se da un fondo alto si passa all'improvviso ad uno basso, l'onda frange veloce e ripida e la sua corsa dura poco, però in questi casi può essere un onda tubante.
Una volta fece una mareggiata così grande che il mare invase la strada e i frangenti partivano da almeno un chilometro dalla costa. Quel giorno si prendevano le onde dal molo di Levante di Marina Piccola e si arrivava sino alla spiaggia.
Un sogno che faccio spesso è quello di essere al mare, vedere le onde, perfette, con le presone che surfano e io o per un motivo o per l'altro sono impossibilitato ad entrare in acqua. E' un vero e proprio incubo.
La notte ti svegli di colpo. Il cuore ti pulsa in testa. Hai caldo. Non capisci cosa succede e ti sembra che il respiro non basti mai. Sollevi le coperte e ti alzi. Cammini avanti indietro per la stanza. Fai lunghi respiri e trattieni il fiato. Sudi. Pensi di morire. Ti rivolgi al Signore e gli prometti qualcosa affinché ti faccia stare meglio, che ti faccia calmare. Ti tasti il polso, è velocissimo sei convinto che ti scoppi il cuore. I tuoi occhi sono fissi con uno sguardo da pazzo. Sei teso. In piena crisi d'ansia, di panico.
Essere in continuo equilibrio è difficile. Ci sono giorni che ti senti un leone, altri che vorresti non farti vedere e stare tutto il giorno chiuso in casa, ma devi fare qualcosa. Si sa soltanto che le giornate sono la vita. Ti svegli e nasci. Ti addormenti e muori. Il corpo potrebbe bloccarsi in qualsiasi istante, come un guasto tecnico in un macchinario può farlo fondere. Non si vive pensando quello che di negativo ti potrebbe succedere, si cerca sempre di immaginare e prendere il meglio di quello che ti capita.
Una cosa che ho fatto e di cui mi pento per la speranza negata e il dolore che ho causato è stato quando io e altri tre miei amici scoprimmo che la Signora Doretti, insegnante severa e antipatica, aveva perso il suo gatto. Marco ebbe l'idea. Disse che potevamo farle credere che noi avessimo il suo gatto e che se lo voleva rivedere vivo, doveva pagarci una certa somma. Noi il gatto non l'avevamo, però ci sembrò un bello scherzo. Andammo alla cabina telefonica del supermercato. Il numero di telefono della Signora lo prendemmo dall'elenco telefonico. Dopo vari squilli lei rispose. Giuseppe aveva messo un fazzoletto sopra la cornetta e parlava con una voce più grossa. Disse che avevamo il gatto e che se lo rivoleva doveva darci dei soldi. Lei ci supplicò di tutto, poi disse che voleva sentirlo. Io allora feci dei miagolii e lei disse che lo riconosceva che era proprio il suo Fuffy. Le dicemmo che ci saremmo rifatti vivi per effettuare lo scambio. Chiudemmo la comunicazione e ridemmo a lungo. Ci sentivamo fieri della nostra impresa e lo raccontammo in giro. Non passò molto che comparvero a casa di mio nonno i Carabinieri dicendogli che ero stato denunciato per rapimento. Spiegammo lo scherzo e il resto. Ci interrogarono tutti separatamente e le versioni coincidevano. Ci fu una bella punizione da parte dei genitori e tutto venne assorbito dalla spensieratezza dell'Estate. La Signora Doretti non dimenticò. Era convinta che noi avessimo davvero preso il gatto e poi ce ne fossimo sbarazzati e altri la pensavano come lei. Oggi dopo tanti anni talvolta incontro persone che non vedo da quei tempi e si ricordano di una cosa goliardica come quella del rapimento del gatto.
Quando ci sono onde le notizie corrono in grande agitazione. Si cerca di chiamare chi è già arrivato sul posto per sapere le condizioni. Ti chiama qualcuno e ti chiede se sai qualcosa. Cerci di raccogliere il maggior numero di informazioni. Vorresti avere la certezza che ci siano le onde e che siano belle. La perturbazione è entrata e non capisci più niente. Devi andare a surfare.
A volte basta che cambi solo di un poco la direzione del vento ed ecco che le onde migliorano o si rovinano. La condizione che preferisco è quando c'è assenza di vento e il poco che soffia arriva da terra.
Spesso vedi delle onde perfette, solo che sono piccolissime, non più di venti centimetri. Sogni di avere un apparecchio che ti miniaturizzi e ti facesse diventare piccolo piccolo, in modo che quelle ondine diventerebbero grandi, solo che poi anche una mormora o un muggine potrebbero mangiarti in un sol boccone.
Le prime volte che ho scivolato sul mare è stato con un surf a vela. Con Maurizio smontavamo la pinna dalla tavola e una volta a testa prendendo la rincorsa ci saltavamo sopra e percorrevamo un tratto più o meno lungo sul bagnasciuga. Trascorrevamo ore nel fare questo gioco. I giorni passano, ma arriva quello in cui il mare si gonfia e libera le onde.
Il Poetto è il posto ideale per imparare a surfare. Spiaggia lunga. Fondale in salita. Onde lunghe e mai giganti. In molti abbiamo iniziato qui e tutti ogni volta che ci sono le onde ci sentiamo in festa.
L'esistenza è un'altra cosa. E' quello che ti fa chiedere il perché, ma non sai spiegartelo. Credi in qualcosa e lo porti avanti. A volte crolli e vedi la vita come un nemico. Aspetti che tutto torni felice, ma devi fare un percorso. Devi rientrare in sintonia e conoscere i tuoi pensieri.
Il mare è sempre diverso. Ogni volta è nuovo. Conosci la costa e i suoi colori, ma il ritmo cambia sempre. Non c'è un onda uguale all'altra. Possono essere simili. Molto di queste differenze è dettato dal proprio stato d'animo. Puoi provare con ogni onda un emozione differente.


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